Biennale di Venezia. Arte in un mondo globale

20151025_154936-1

L’appuntamento con la Biennale di Venezia è sempre un appuntamento emozionante. Per questa 56 esima Esposizione Internazionale d’Arte, si è pensato di far parlare tutte le lingue dell’arte e del mondo per riflettere sulla storia presente. Non solo espressione di artisti provenienti da ‘paesi forti’, per volontà del direttore artistico Okwui Enwezor che ha messo il focus sul rapporto tra le arti e la realtà di un mondo globalizzato. 89 sono le nazioni partecipanti con decine di eventi e mostre collaterali. Impossibile vedere tutto in un giorno.

pavillon suisse pamela rosenkranz,our product

Padiglione CecoSlovacco,Jirí David

La mia passeggiata comincia ai Giardini ed ho apprezzato particolarmente i Padiglioni Svizzero,
CecoSlovacco, Russo, la poetica installazione del Giappone e la forza di quella di Fiona Hall per l’Australia, la tecnologia coreana, l’ironia inglese di Sarah Lucas, il teatro all’aria aperta del francese Boursier- Mougenot.

 japan pavillon,Chiharu Shiota

Padiglione Australia, Fiona Hall

Padiglione Corea , Moon Kyungwon & Jeon Joonho

 Padiglione Francia, Boursier- Mougenot

British pavilion, Sarah Lucas

All’Arsenale scelgo le tele monumentali di Georg Baselitz, la meravigliosa installazione di sacchi di juta realizzata dal giovane artista ghanese Ibrahim Mahama e quelle molto suggestive della turca Kutlug Ataman con diecimila ritratti su micro pannelli a cristalli liquidi e dell’artista tedesca Katharina Grosse che espone  frammenti di meteoriti, detriti e stracci coloratissimi.

Georg Baselitz

Ibrahim Mahama

Kutlug Ataman

Katharina Grosse

Un discorso a parte secondo me merita il Padiglione Italia con Vanessa Beecroft che fonde aspetti della classicità con citazioni da Duchamp; con l’installazione ‘della memoria’ di Marzia Migliora che riproduce plasticamente una vecchia foto ritrovata; i cappotti scuri di Kounellis esposti su freddi binari; l’evanescenza dell’immagine proposta da Francesco Barocco; la versione contemporanea di statua equestre di Alis/Filliol e l’interpretazione di Giuseppe Caccavale del Codice Vallardi di Pisanello. Sono solo alcune opere, ma la biennale richiede tempo e sguardo. Fino al 22 novembre!

Katharina Grosse
Marzia Migliora
Alis-Filliol
Jannis Kounellis
Giuseppe Caccavale

Condividi: facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblrmailfacebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblrmail

Se il piatto da consumare è la donna

Giuliana Natali e la sua installazione, omaggio ai visitatori, 'Ricette in viaggio'

Giuliana Natali e la sua installazione, omaggio ai visitatori, ‘Ricette in viaggio’

Parlare della mostra di Giuliana Natali ’Faim de Femme’ significa inevitabilmente parlare di lei. Questo accade spesso, poiché le opere rispecchiano il sentire dell’artista, sono frutto delle sue esperienze e competenze. Per molti di loro si tratta di fare ricerca continua all’interno del proprio percorso artistico: è il caso della Natali.

Il concetto di Fame (Faim) è legato alla carnalità femminile, da sempre associata alla madre, ma anche ad Eva, immagine della lussuria, dell’irrazionalità, della fragilità, della seduzione.

In primo piano l'opera 'Maternità'

In primo piano l’opera ‘Maternità’

Ed è a quest’ultima che si riferisce la società dei consumi (Fame) che strumentalizza il corpo femminile per vendere un’ampia gamma di prodotti, fino a cannibalizzarlo. Natali si ispira a questo senso di vacuità che vive nel quotidiano, anche come insegnante, e lo esprime nel proprio procedere metodico, costante e ripetitivo del disegnare, del ritagliare, dell’intrecciare. Il risultato è l’insistenza del vuoto, del bianco, della modularità ossessiva delle forme.

'Maschera autoritratto'

‘Maschera autoritratto’

Nella mostra le opere ‘tipiche’ di questo metodo esecutivo pongono il visitatore di fronte a domande profonde sulla propria esistenza, sui tempi in cui viviamo e sulla nostra capacità di metterci in relazione. E le Vanitas, elementi-immagini disseminate ovunque, richiamano l’attenzione sugli aspetti più precari della nostra esistenza.

Ma c’è un altro aspetto che come un sottile fiume carsico serpeggia dalla prima all’ultima saletta espositiva: il calore degli affetti, l’attenzione alla natura. Dal cinguettio che accoglie sulla porta il visitatore alla ‘Valigia degli affetti’ che sorprende per il suo contenuto di lanoso pelo di gatto raccolto amorevolmente per dodici lunghi anni. Giuliana Natali concede alla vita e alle persone un’attenzione profonda, è donna del suo tempo, anche se la sua straordinaria manualità e pazienza vorrebbero collocarla in un’epoca in cui questi erano attributi tipicamente femminili, non meccanici.

' La valigia degli affetti'

‘ La valigia degli affetti’

FAIM DE FEMME
Giuliana Natali

Aperta fino al 24 ottobre 2015
Dal martedì al sabato dalle ore 16 alle 19,30
ingresso libero

Home gallery 1 Stile
via P.F.Calvi 51 Mantova
www.1stile.com
m.3395836540

Condividi: facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblrmailfacebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblrmail

Mela

Mela, frutto proibito, pomo della discordia, premio per la più bella, simbolo di città e tecnologia…La mia metà della mela che vado cercando dai tempi di Platone…

A New York nel 2012 Alessia De Montis si interroga e, senza ancora saperlo, prepara la mostra ‘To be apple or not to be apple’. Sono video, installazioni, fotografie utili a fissare una riflessione.

To be apple or not to be apple, Alessia De Montis, installazione

                                      To be apple or not to be apple, Alessia De Montis, installazione

Da un video che coglie l’attimo in cui le mele sono tagliate una dopo l’altra con un colpo secco d’accetta e rotolano, divise, un pezzo da una parte e uno dall’altra, prende forma una grande installazione costituita da 61 fotografie di vario formato, anche molto piccole. Sono i ferma-immagine del video: asettiche, chirurgiche, come lo fu il fulmine di Zeus a dividere in due persone distinte gli ermafroditi di plutoniana memoria. Foto in bianco e nero, coerentemente.

copyrights Alessia De Montis

              copyrights Alessia De Montis

Ma il progetto va oltre per far entrare in scena la manipolazione della creta: come il vasaio biblico (Geremia 18) l’artista crea una nuova mezza mela che ricongiunge a quella tagliata. Ed ecco l’apparenza di un’unità ricreata, apparenza si badi poiché il finale smaschera l’impossibilità di un atto tanto perfetto. Un ultimo video mostra la cottura delle due mezze mele, di creta e di polpa, smascherando l’inganno e…la realtà della vita.

copyrights Alessia De Montis

           copyrights Alessia De Montis

Presso 1 Stile la mostra della brava artista toscana sarà ospitata fino al 20 giugno.

Condividi: facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblrmailfacebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblrmail