SEGNI E DISEGNI

ritratto con aureola
ritratto con aureola

 

 

Segni e disegni. Come l’arte mimica non ha bisogno della parola per comunicare allo spettatore un’azione o un sentimento, così accade per le piccole opere preziose di Laura Cadelo Bertrand. Allieva a Parigi del grande mimo Marcel Marceau questa signora minuta, dai lineamenti delicati, si muove con eleganza e comunica con l’osservatore già nei gesti, soprattutto con la mobilità dello sguardo.

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Invito a cena dal ragno

Si diceva dell’inutilità delle parole. Spesso abusate, esse perdono la forza che solo il silenzio e la fantasia imprime loro. In un ninnolo intessuto di fili metallici riconosciamo sempre una storia, Laura non ha bisogno di materiali preziosi per esprimere preziosità. È il nostro sguardo a farlo.

Altrettanto importante è il ruolo dello spettatore davanti alle opere di Alceo Poltronieri. Ché ci deve mettere del suo, andare oltre il visibile, oltre l’apparenza delle forme riconoscibili e del colore accattivante. Deve integrare la storia con la propria. E non importa se a parlare affiora la vita vissuta, quella desiderata o il sogno. A ognuno questa forma d’arte – che del termine naif conserva solo la freschezza, la ricchezza- suggerisce un pensiero diverso perché ti pone delle domande.

fra le colonne
fra le colonne

Strettamente connesse al proprio modo di interpretare la realtà. Poetico, malinconico, ironico, colto:
Alceo Poltronieri non si lascia etichettare. E in questo mostra grande rispetto per noi e la nostra libertà.

Ho conosciuto il pittore solo attraverso il filtro di ricordi altrui e questo è un bene poiché non influenza la mia percezione della sua opera. Ma è altrettanto vero che osservare Laura mentre trasforma un pensiero in una realtà da indossare è un procedimento che sta all’alchimia come quella alla fantasia. In questa mostra prende vita uno strano matrimonio che affianca  bijoux che per una volta non lasciano nulla all’immaginazione con immagini così vere che paiono uscite da un sogno. Oppure chissà…

la coppa
la coppa
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Biennale di Venezia. Arte in un mondo globale

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L’appuntamento con la Biennale di Venezia è sempre un appuntamento emozionante. Per questa 56 esima Esposizione Internazionale d’Arte, si è pensato di far parlare tutte le lingue dell’arte e del mondo per riflettere sulla storia presente. Non solo espressione di artisti provenienti da ‘paesi forti’, per volontà del direttore artistico Okwui Enwezor che ha messo il focus sul rapporto tra le arti e la realtà di un mondo globalizzato. 89 sono le nazioni partecipanti con decine di eventi e mostre collaterali. Impossibile vedere tutto in un giorno.

pavillon suisse pamela rosenkranz,our product

Padiglione CecoSlovacco,Jirí David

La mia passeggiata comincia ai Giardini ed ho apprezzato particolarmente i Padiglioni Svizzero,
CecoSlovacco, Russo, la poetica installazione del Giappone e la forza di quella di Fiona Hall per l’Australia, la tecnologia coreana, l’ironia inglese di Sarah Lucas, il teatro all’aria aperta del francese Boursier- Mougenot.

 japan pavillon,Chiharu Shiota

Padiglione Australia, Fiona Hall

Padiglione Corea , Moon Kyungwon & Jeon Joonho

 Padiglione Francia, Boursier- Mougenot

British pavilion, Sarah Lucas

All’Arsenale scelgo le tele monumentali di Georg Baselitz, la meravigliosa installazione di sacchi di juta realizzata dal giovane artista ghanese Ibrahim Mahama e quelle molto suggestive della turca Kutlug Ataman con diecimila ritratti su micro pannelli a cristalli liquidi e dell’artista tedesca Katharina Grosse che espone  frammenti di meteoriti, detriti e stracci coloratissimi.

Georg Baselitz

Ibrahim Mahama

Kutlug Ataman

Katharina Grosse

Un discorso a parte secondo me merita il Padiglione Italia con Vanessa Beecroft che fonde aspetti della classicità con citazioni da Duchamp; con l’installazione ‘della memoria’ di Marzia Migliora che riproduce plasticamente una vecchia foto ritrovata; i cappotti scuri di Kounellis esposti su freddi binari; l’evanescenza dell’immagine proposta da Francesco Barocco; la versione contemporanea di statua equestre di Alis/Filliol e l’interpretazione di Giuseppe Caccavale del Codice Vallardi di Pisanello. Sono solo alcune opere, ma la biennale richiede tempo e sguardo. Fino al 22 novembre!

Katharina Grosse
Marzia Migliora
Alis-Filliol
Jannis Kounellis
Giuseppe Caccavale

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Se il piatto da consumare è la donna

Giuliana Natali e la sua installazione, omaggio ai visitatori, 'Ricette in viaggio'

Giuliana Natali e la sua installazione, omaggio ai visitatori, ‘Ricette in viaggio’

Parlare della mostra di Giuliana Natali ’Faim de Femme’ significa inevitabilmente parlare di lei. Questo accade spesso, poiché le opere rispecchiano il sentire dell’artista, sono frutto delle sue esperienze e competenze. Per molti di loro si tratta di fare ricerca continua all’interno del proprio percorso artistico: è il caso della Natali.

Il concetto di Fame (Faim) è legato alla carnalità femminile, da sempre associata alla madre, ma anche ad Eva, immagine della lussuria, dell’irrazionalità, della fragilità, della seduzione.

In primo piano l'opera 'Maternità'

In primo piano l’opera ‘Maternità’

Ed è a quest’ultima che si riferisce la società dei consumi (Fame) che strumentalizza il corpo femminile per vendere un’ampia gamma di prodotti, fino a cannibalizzarlo. Natali si ispira a questo senso di vacuità che vive nel quotidiano, anche come insegnante, e lo esprime nel proprio procedere metodico, costante e ripetitivo del disegnare, del ritagliare, dell’intrecciare. Il risultato è l’insistenza del vuoto, del bianco, della modularità ossessiva delle forme.

'Maschera autoritratto'

‘Maschera autoritratto’

Nella mostra le opere ‘tipiche’ di questo metodo esecutivo pongono il visitatore di fronte a domande profonde sulla propria esistenza, sui tempi in cui viviamo e sulla nostra capacità di metterci in relazione. E le Vanitas, elementi-immagini disseminate ovunque, richiamano l’attenzione sugli aspetti più precari della nostra esistenza.

Ma c’è un altro aspetto che come un sottile fiume carsico serpeggia dalla prima all’ultima saletta espositiva: il calore degli affetti, l’attenzione alla natura. Dal cinguettio che accoglie sulla porta il visitatore alla ‘Valigia degli affetti’ che sorprende per il suo contenuto di lanoso pelo di gatto raccolto amorevolmente per dodici lunghi anni. Giuliana Natali concede alla vita e alle persone un’attenzione profonda, è donna del suo tempo, anche se la sua straordinaria manualità e pazienza vorrebbero collocarla in un’epoca in cui questi erano attributi tipicamente femminili, non meccanici.

' La valigia degli affetti'

‘ La valigia degli affetti’

FAIM DE FEMME
Giuliana Natali

Aperta fino al 24 ottobre 2015
Dal martedì al sabato dalle ore 16 alle 19,30
ingresso libero

Home gallery 1 Stile
via P.F.Calvi 51 Mantova
www.1stile.com
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