SEGNI E DISEGNI

ritratto con aureola
ritratto con aureola

 

 

Segni e disegni. Come l’arte mimica non ha bisogno della parola per comunicare allo spettatore un’azione o un sentimento, così accade per le piccole opere preziose di Laura Cadelo Bertrand. Allieva a Parigi del grande mimo Marcel Marceau questa signora minuta, dai lineamenti delicati, si muove con eleganza e comunica con l’osservatore già nei gesti, soprattutto con la mobilità dello sguardo.

Laura Cadelo_Invito a cena dal ragnoweb
Invito a cena dal ragno

Si diceva dell’inutilità delle parole. Spesso abusate, esse perdono la forza che solo il silenzio e la fantasia imprime loro. In un ninnolo intessuto di fili metallici riconosciamo sempre una storia, Laura non ha bisogno di materiali preziosi per esprimere preziosità. È il nostro sguardo a farlo.

Altrettanto importante è il ruolo dello spettatore davanti alle opere di Alceo Poltronieri. Ché ci deve mettere del suo, andare oltre il visibile, oltre l’apparenza delle forme riconoscibili e del colore accattivante. Deve integrare la storia con la propria. E non importa se a parlare affiora la vita vissuta, quella desiderata o il sogno. A ognuno questa forma d’arte – che del termine naif conserva solo la freschezza, la ricchezza- suggerisce un pensiero diverso perché ti pone delle domande.

fra le colonne
fra le colonne

Strettamente connesse al proprio modo di interpretare la realtà. Poetico, malinconico, ironico, colto:
Alceo Poltronieri non si lascia etichettare. E in questo mostra grande rispetto per noi e la nostra libertà.

Ho conosciuto il pittore solo attraverso il filtro di ricordi altrui e questo è un bene poiché non influenza la mia percezione della sua opera. Ma è altrettanto vero che osservare Laura mentre trasforma un pensiero in una realtà da indossare è un procedimento che sta all’alchimia come quella alla fantasia. In questa mostra prende vita uno strano matrimonio che affianca  bijoux che per una volta non lasciano nulla all’immaginazione con immagini così vere che paiono uscite da un sogno. Oppure chissà…

la coppa
la coppa
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La bellezza imperfetta

Ali, 2015

Ali, 2015

Per conoscere Antonella Gandini basterebbe varcare la porta della sua casa e del suo studio, che sono contigui, ma distinti. E poi osservarla con attenzione perché è una di quelle persone che sa parlare col corpo, con la gestualità, con lo sguardo.

“ I commensali”, 2015

“ I commensali”, 2015

Ma, si diceva, degli spazi in cui vive e lavora, apparentemente molto diversi: ricco di stratificazioni il primo ti accoglie con un’atmosfera ‘imperfetta’ e vera, ricca di calore e suggestioni; lo studio ti ‘indica la via’, ti comunica professionalità, ordine, luce, tanta luce per lavorare e per guardare.

“la prova del budino sta nel mangiarlo “2014

“la prova del budino sta nel mangiarlo “2014

Tutto attorno Antonella ha scelto di vivere a contatto visivo con la natura, perché da essa attinge costantemente senso. Sempre in bilico tra realtà ed immaginazione, ci attrae nel suo mondo di immagini e lo fa servendosi del suo lavoro di artista.

Antonella ricerca la bellezza, nella sua accezione di armonia, ma va oltre il ’realismo’ dell’immagine prodotta – sia essa dipinto, fotografia, installazione, grafica, video o altro- nella consapevolezza dell’imperfezione insita in ogni cosa. Ciò che le interessa è stimolare con le sue opere la nostra immaginazione per far si che ci comunichino emozioni. E allora di fronte all’immagine di un corpo che diviene paesaggio non sarà importante chiedermi cosa rappresenta, ma domandarmi ed ascoltare che cosa sto provando. La bellezza è negli occhi di chi guarda.

Se riusciamo a superare l’ansia di ‘riconoscere’, dare un nome a ciò che vediamo, accantoniamo il nostro bisogno di sicurezze per far posto all’emozione che solo l’ignoto, lo sconosciuto evoca.

La bellezza imperfetta, 2014

La bellezza imperfetta, 2014

Per la mostra “ La bellezza imperfetta “ l’artista propone oggetti e immagini che evocano le ritualità ad esse connesse, funzioni vitali come l’alimentazione e la sessualità. Nelle salette della home gallery 1 Stile ancora una volta si rinnova la ‘magia’ di ambientare le opere in uno spazio intimo e raccolto, luogo ideale per l’incontro con l’arte attraverso il dialogo con se stessi.

locandina

locandina

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Un ritratto è per sempre

Gentiluomo, seppia
Gentiluomo, seppia

Parlare di ritratto non è sempre facile poiché implica mettersi in contatto con la parte intima delle persone e dunque anche con noi stessi. Detti popolari che vedono negli occhi lo specchio dell’anima sfidano la bravura di chi esegue un ritratto artistico: che si tratti di un dipinto, disegno o fotografia poco cambia.

RAC 3 bimba con treccia seppia    cm

Kriss Guenzati Dubini nasce nell’esercizio dell’arte astratta per approdare in seguito felicemente a questo genere che…le somiglia. Nel senso che questa signora minuta e forte non ha mai perso la curiosità per le persone. La sua grande abilità, quella che da sempre fa la differenza tra un artista e un Artista sta proprio nella capacità di sondare la personalità dei suoi soggetti. Con una particolarità. Conferire loro per l’eternità il lato più positivo del carattere, racchiuso nello sguardo.

Bianca Blow up tecnica mista su tela
Bianca Blow up tecnica mista su tela

Che sia ridente o serio, ironico o riflessivo parla di interessi, emozioni, persino predilezioni. E che cosa c’è di più bello di vedersi profondamente capiti? Sarà per questo che da più di trent’anni in tanti hanno chiesto un ritratto a Kriss, si sottopongono al suo carboncino e conservano gelosamente il ricordo di questa esperienza. Oppure lo desiderano per i propri cari: come succede da sempre e sempre sarà!

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Locandina mostra
Locandina mostra
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Un lusso necessario!

di Mara Pasetti

Agnolo Bronzino, Eleonora da Toledo De Medici col figlio, metà XVI sec.
Agnolo Bronzino, Eleonora da Toledo De Medici col figlio, metà XVI sec.

Alla domanda “A che serve un artista?” lo scultore César rispondeva “A niente, come i fiori”. Così è anche per il lusso. Superfluo ed essenziale!
Ora Palazzo della Ragione, da oggi al 26 aprile, gli apre le porte con la mostra Splendore ritrovato.La manifestazione, voluta da Riccardo Braglia, è sostenuta da Comune di Mantova, Corneliani, Invito a corte Italy e il curatore Fausto Fornasari racconta con entusiasmo di un progetto molto più ampio: questa è solo un’anteprima. Lo splendore di cui si parla è quello delle corti tra XV e XVII secolo, quando gli artisti ritraevano i principi con grande attenzione ai particolari del loro prezioso abbigliamento. E’ da qui che prende le mosse un rigoroso studio filologico: l’opera antica viene studiata fino a poter riprodurre il disegno del tessuto. Artisti come Pisanello, Bronzino, Tiziano hanno fornito la…materia

La mostra Splendore Ritrovato, particolari
La mostra Splendore Ritrovato, particolari

prima. Telai costruiti ad hoc hanno permesso la produzione di stoffe di cui si era perso il procedimento artigianale. Elaborati complessi, lunghi e dunque costosissimi resi possibili dal mecenatismo di aziende tessili di Milano e Como che hanno creduto in questo progetto. E che non si parli di costumi ché sarebbe improprio: frutto di molte competenze diverse il risultato da oggi è offerto ai nostri occhi in un’ambientazione sofisticata che restituisce l’impressione di trovarsi alla mensa del principe allestita con tovaglie sontuose intessute in filo grosso d’oro sullo sfondo di altrettanto splendide spalere.

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Il giardino incantato di Wei Wei a Palazzo Te: come nasce il titolo di una mostra.

di Mara Pasetti

I cavallini di Wei Wei
I cavallini di Wei Wei

Sandro Orlandi Stagl, curatore con Mian Bu della mostra, ci ha spiegato, stasera all’inaugurazione, come ha conosciuto l’artista cinese, come sia nata in lui l’idea di questa rassegna e come sia riuscito a persuadere Wei Wei a realizzare una serie di opere da collocare a Palazzo Te. All’inizio l’artista era un poco scontroso, diffidente, ma poi due argomenti lo hanno convinto: mettersi in relazione con l’arte rinascimentale italiana in uno dei suoi templi più famosi e ammirati nel mondo e l’amore condiviso con Orlandi Stagl per i gatti.

Per Palazzo Te l’artista, perseguitato, come prima di lui il padre famoso poeta, dalle autorità cinesi, ha scelto di manifestare il suo dissenso in modo sottile. In un gioco di rimandi simbolici accosta ai cavalli gonzagheschi ritratti nella famosa sala a loro dedicata, 91 cavallini messi in fila per sette, dipinti in diverse tonalità di vernice , riproducendo vecchie ceramiche Tag Saicai. Come un esercito che fa il verso a quello famoso di terracotta del terzo secolo a.C. posto nei pressi della tomba del primo imperatore Qin Shi Huang che vanta, oltre alle centinaia di guerrieri, ben 100 cavalli.

Wei Wei nella Sala dei Giganti
Wei Wei nella Sala dei Giganti

Anche l’altra installazione, ospitata nella Sala dei Giganti, dialoga a distanza di secoli, con l’artificio scenografico ideato dal Pippi: sono splendide travi antiche intagliate, recuperate a un degrado certo, ma verniciate metallizzate a riportarci subito nella contemporaneità. Si spiega così il titolo Il giardino incantato, citazione dal famoso racconto di Italo Calvino: non tutto ciò che pare splendido in realtà lo è.

Ad affiancare le opere del maestro vedrete quelle di Meng Huang e Li Zhanyangdei , due artisti che da anni collaborano con lui. Il percorso occupa tre lati di Palazzo Te e se volete gustare pienamente la mostra, aperta fino al 6 giugno,vi consiglio di seguire alla lettera il titolo della mostra e di tornare bambini come Giovannino e Serenella: sarà molto più facile leggere le didascalie!

Installazione di Li Zhanyangdei
Installazione di Li Zhanyangdei

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RITORNO ALL’UOMO, con l’artista Franco Girondi

di Mara Pasetti

Mattina, 1978, collage stoffe dipinte ad acrilico su tavola
Mattina, 1978, collage stoffe dipinte ad acrilico su tavola

Vedere una mostra di opere disposte in ordine cronologico offre indubbiamente il vantaggio di cogliere il senso di un lungo percorso di ricerca: formale e interiore.Le due cose in Franco Girondi sono particolarmente connesse tra loro in un dialogo che, come un filo, si snoda da cinquant’anni circa nelle sue creazioni.

Mente liquida, 1994, organza e acrilico su tavola
Mente liquida, 1994, organza e acrilico su tavola

Ecco, un filo metaforico e reale, ché per l’artista la dualità è ricorrente, che lega e si dipana, nei Nodi  degli anni ‘60, nelle cuciture degli anni ’70, nelle trame di pizzi e stoffe e poi nella bellezza eterea dell’ordito di splendide organze sovrapposte a creare  effetti moiré negli ‘80 e ’90. Poi questo filo si trasforma, la materia lascia il posto alla luce attraverso la percezione del colore. L’alba del nuovo millennio vede sorgere linee colorate in tinte luminose che si protendono, intersecano, accolgono la luce che scende dall’alto. Luce giustamente interpretata come un riflesso spirituale, poiché Girondi, nel suo cammino di ricerca, si fonde con l’umanità attraverso la meditazione e la preghiera. E non sarà casuale la preferenza accordata al colore indaco in equilibrio tra rosso e blu, femminile e maschile, per esprimere il bisogno di sublimare, di condurci con lui in una dimensione di trascendenza.

Incontro, 2012, acrilico su tela
Incontro, 2012, acrilico su tela

Con un’altra costante, un radar interiore che lo conduce a scegliere sempre soluzioni estetiche importanti per sé, ma soprattutto per il suo pubblico. Una bellezza formale che attinge le proprie radici nella classicità, ma che si è abbeverata anche agli studi scientifici dell’artista mantovano.

Nato nel 1946, egli conclude il suo iter formativo con una laurea in chimica industriale. Un percorso culturale che non può sfuggire all’osservatore attento delle sue opere. In casa ha potuto vedere l’ arte contemporanea collezionata dal padre e conoscere a Milano artisti del calibro di Burri e Fontana, frequentazioni che lo incoraggiano a intraprendere, da autodidatta, lo studio del disegno e dell’arte. Un lungo percorso che prosegue tutt’oggi con la curiosità di sperimentare sempre.

Per la mostra alla galleria 1 Stile Dalla Materia alla luce  l’artista ci sorprende con una produzione di piccole opere inedite dedicate a città del mondo: un viaggio geografico simbolico tradotto in materie come metallo, terracotta, legno e, sempre, foglia d’oro.

Troia, 2014, tecnica mista e foglia d’oro
Troia, 2014, tecnica mista e foglia d’oro

Un bisogno di ripensare la materia, di impreziosirla, di tornare all’uomo attraverso un percorso di spiritualità che lo ha arricchito. Non è casuale che Girondi abbia scelto per questo “ritorno”

uno spazio intimo come sa essere quello dell’home gallery. I muri di questa casa cinquecentesca sono testimoni di un vissuto che vibra ancora piacevolmente negli animi più sensibili. Uno spazio abitato a lungo mantiene in sé una vocazione all’accoglienza percepibile appena si varca la soglia ed è questo aspetto che accomuna, nelle scelte espositive, gallerista e artisti che accettano di sottomettersi al fascino domestico restituendo alle proprie opere la loro collocazione naturale: la casa!

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locandina
locandina

 

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Silvia Beccaria, ovvero “Dei bisogni e dei rimedi “.

di Mara Pasetti

Quando si guarda un tessuto non ci si sofferma mai a pensare che è composto da centinaia, migliaia di fili. Invece un tempo era normale accorgersi di quanto complessa fosse una trama, si era abituati a osservare il lavoro che le donne facevano sedute per ore al telaio. La nostra storia più antica è permeata della tessitura, al telaio generazioni intere hanno consumato occhi e braccia, ché questa è un’opera dove è richiesta attenzione, pazienza, ma anche forza

FUGA DI NOTTE, lino e gomma
FUGA DI NOTTE, lino e gomma

Un tempo anche si osservavano con meraviglia le raffigurazioni sugli arazzi parietali che assolvevano al compito di mantenere il calore negli ambienti e al contempo allietavano con la loro bellezza. Da un lato i cartoni forniti dagli artisti, dall’altro le manifatture che traducevano i disegni in opere tessili: tutti conoscevano il tempo e il valore racchiuso in un arazzo.

 

TUTANKHAMON, lino, cotone,seta e carta
TUTANKHAMON, lino, cotone,seta e carta

 

 

 

 

 

 

 

Nell’era dei caloriferi si parla di Fiber art per definire un tipo di artigianato artistico che cerca di riportare la nostra attenzione  sulle opere tessili di artisti contemporanei. La torinese Silvia Beccaria, educatasi alla scuola dell’olandese Martha Nieuwenhuijs, ha trasformato l’amore per i fili intrecciati tra loro in  materia espressiva, in strumento di relazione ed educazione. Accade così che, attraverso il farsi di una tela, riannodi i fili di un ragionamento smarrito, dia ordine a un caos interiore: con i disabili o tra le mura di un penitenziario.

La tessitura, per le sue caratteristiche immaginative e di  precisione  concilia la fantasia creativa con la concretezza del fare ripetitivo, l’estro con il gesto. E’ terapeutica per chi crea e per chi ne fruisce : non vi è nulla che riordini il caos interiore, che a volte ci può spaventare, come la quieta visione di una trama di centinaia di fili messi al loro posto.

ERBA LUNA credits foto Mariano Dallago
ERBA LUNA credits foto Mariano Dallago

Silvia Beccaria però non si accontenta, lei ci mette anche la ricerca nella sua passione. Il risultato è sotto i nostri occhi nella mostra “Libere trame”, interessante ossimoro perché quest’artista toglie certezza all’ordine, ridona nobiltà a materiali desueti e, in un percorso al contrario, non sgrezza la materia filata, ma anzi ne ricerca la forma originale. L’arazzo si anima e ci coinvolge con esiti tridimensionali; si illumina al buio continuando a farci compagnia; ci parla di tende nomadi, della natura e di  prodotti di laboratorio. Insomma per ognuno di noi Silvia ha capito un bisogno e immaginato una soluzione! Una genialità affinata dall’amore per le persone.

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LIBERE TRAME
LIBERE TRAME
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Ritratti di Ritratti di Roberto Soggia

di Mara Pasetti

La storia, e non fa eccezione quella dell’arte, è fatta di incontri. Accade così che un museo per molti anni spento si illumini a poco a poco fino a risplendere perché di lui si prendono cura le persone giuste. E anzi esso stesso è il luogo fortunato dell’incontro di personalità affini per sensibilità, gusti, storia personale. Parlo del Museo Diocesano Francesco Gonzaga di Mantova che da qualche anno rivive perché persone come il curatore mons. Roberto Brunelli  coadiuvato dal prof. Gian Maria Erbesato, studioso di fama, hanno trovato tra gli oggetti qui custoditi uno scopo: mettere a disposizione le loro competenze di storici dell’arte e la loro raffinata scrittura per creare un polo espositivo che sposa ogni giorno l’antico con il contemporaneo. A ricordarci  che sempre l’uno ha bisogno dell’altro.

ritratto di giovane
ritratto di giovane

Un giorno arriva in questo museo un architetto romano, formatosi negli anni ’70 negli ambienti delle importanti gallerie d’arte moderna capitoline. Trasferitosi a Mantova alcuni decenni fa, Roberto Soggia ha lavorato fino alla pensione come funzionario della Soprintendenza per i Beni storici e artistici.

Poteva restare estraneo al Museo Diocesano cui lo legano interessi e formazione? E’ naturale che abbia scelto questi spazi per una piccola imperdibile mostra di scatti che risalgono al 2003. Sono ritratti di ritratti di uomini e donne di elevata classe sociale scolpiti duemila anni fa. Ma è un dettaglio il tempo.

ritratto d'uomo
ritratto d’uomo

Mi ha affascinato ascoltare di lui che si aggirava tra i marmi nel suo giro mattutino nei depositi di Palazzo Ducale, osservare la sua gente antica. Lo immagino nel silenzio ascoltare le storie che il passato sa raccontare a chi ha una sensibilità affinata dall’attenzione. Giorno dopo giorno seleziona volti, sonda verità e prende forma l’idea di trasformare sensazioni in fotografie. Quando Roberto parla di quegli scatti ricorda il desiderio di immergerli in un’atmosfera sfocata, quasi

a toglierli dalla fredda realtà museale per restituire loro una storia.

Con rara coerenza ora queste fotografie, generosamente donate dall’autore al museo, sono poste in vendita (fino al 23 novembre) per restituire vita a questi volti attraverso i nostri sguardi:uomini e donne che tornano nel mondo, entrano in case contemporanee e ci offrono le loro speranze giovanili, la loro determinazione o, a volte, uno struggente rimpianto.

Ritratto d'uomo
Ritratto d’uomo
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Ornarsi di capolavori, con Barbara Del Rio

di Mara Pasetti

Barbara Del Rio non ha mai avuto dubbi sulla sua vocazione professionale e, coerentemente, ha scelto un percorso lineare, negli studi e nella formazione pratica. Affascinata dalle opere di arte orafa, ha eletto Firenze per il suo percorso nel design della moda.

paroure del Seminatore
paroure del Seminatore

 

 

 

Come un’ape operosa, la giovane creativa bolognese formula progetti osservando le opere di grandi artisti, prende appunti con schizzi veloci e poi passa in rassegna le stoffe, i colori, le gemme, fino a quando non è soddisfatta del risultato dei suoi esperimenti visivi.

 

Collana dei Girasoli
Collana dei Girasoli

Per la mostra In painting ha saputo interpretare Van Gogh col cuore, Chagall con la sua parte bambina, Mirò con lo studio del colore. Con lei ho visitato musei e collezioni e mi ha colpito la sua capacità di attenzione: il suo sguardo è in grado di catturare i particolari più minuti e di ritrovarli poi in un tratto, una sfumatura, un materiale o un accostamento.

 

collana de L'acrobata
ispirata a L’acrobata di Chagall

Ecco un sole prendere forma da una seta irraggiata di schegge di vetro ricamato che ci parla di un tramonto su un campo seminato d’autunno; una notte stellata che si snoda in un plissé dipinto nelle sfumature di un blu profondo percorso da lucenti ricami. Nelle sue creazioni sono i particolari di un’opera di solito trascurati che conquistano la scena da protagonisti.

 

La stoffa viene lavorata, ricamata, decorata o dipinta come una miniatura con piccoli, sapienti, pazienti gesti che hanno il sapore delle cose antiche. E sorprende la capacità di tradurre le emozioni dell’artista in un elemento destinato all’ornamento femminile: così fragile, eppure veicolo di un messaggio profondo.

collana della Notte stellata
collana della Notte stellata di Van Gogh

 

I bijoux di Barbara sono in edizione limitata perché una creazione manuale non è mai perfettamente riproducibile. Soprattutto non lo è il sentimento di meraviglia che genera. La donna che li indossa è attenta alle cose e non va di corsa. Sa assaporare un buon vino e restare rapita da un tramonto. Ama perdersi tra le calli più strette di Venezia e cercare nei ricordi l’impronta di un odore amato. Si addormenta tra lenzuola pastello e raccoglie i gatti soli. E quelle che non si riconoscono in questa creatura romantica? Beh, Barbara Del Rio ha ventotto anni ed ha appena cominciato a sorprenderci!

ispirata all'uccello meraviglioso di Mirò
ispirata all’uccello meraviglioso di Mirò

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Chagall, Van Gogh e Segantini: tre buone ragioni per andare a Milano

di Mara Pasetti

Un pomeriggio di lunedì, alle 13,30 c’è già un po’ di coda per visitare le mostre di Chagall e VanGogh: un’ora dopo, all’apertura, si sarà allungata a perdita d’occhio.

Il catalogo di Chagall
Il catalogo di Chagall

Scelgo di vedere per primo Marc Chagall, un gigante della pittura del XX secolo, russo d’origine, che visse per lunghi periodi in Francia, di cui si celebra una grandiosa retrospettiva, la prima in Italia. 220 opere, qualcuna anche inedita, prestate da privati e collezioni di tutto il mondo, documentano un periodo artistico lunghissimo, dal 1908 al 1985.

E’ un tripudio di colore e l’espressione di un’anima innamorata della terra russa. Il sentimento poetico va di pari passo con una realtà reinventata che ci apre al sorriso e allo stupore: e chissà quanto lo furono i suoi contemporanei!

La presenza dell’amata moglie Bella è palpabile nel fremito gioioso di molte opere che osservo con occhi incantati.

Passare da una pittura visionaria che sembra una musica ai contadini di Vincent van Gogh della mostra lì accanto, potrebbe essere un’esperienza traumatica. Invece l’allestimento espositivo, con un che di drammatico nel suo richiamo alla natura, che pare svilupparsi in una grotta e ci rimanda alla nostra parte più profonda, è talmente contrastante da costituire un forte distacco emotivo. E funziona. Pareti grigio fango e pavimento beige sono di un materiale ruvido vicino alla juta. Pannelli piegati in morbide onde costringono le ombre dei quadri, prodotte da piccole luci posizionate in basso, in un disegno obliquo di indubbio fascino.

Il catalogo Van Gogh
Il catalogo Van Gogh

 

Applaudo a questo allestimento di Kengo Kuma, pensato per prepararci a Expo, che sottolinea l’amore e l’attenzione che l’ artista olandese riservava alla terra, al lavoro nei campi, ai volti semplici dei contadini e degli amici. Disegni e oli senza quel colore sconvolgente e straordinario a cui il genio di Van Gogh ci ha assuefatto. Una mostra raffinatissima dunque e colta che ci allontana da idee preconcette sull’artista più noto per farci riscoprire una parte più…in ombra appunto!

E ci consegna alla terza straordinaria mostra , quella del suo coetaneo  Giovanni Segantini. Che chiude un immaginario triangolo rovesciato su Milano dopo aver collegato i vertici di Russia e Olanda/Francia.

Qui sentiamo che la fantasia si placa e il colore riprende respiro! Bellissima e ricca esposizione ( se un appunto si deve fare, se no si rasenta la perfezione, mi sarebbe piaciuto vedere ancora un po’ di Van Gogh, anche se cinquanta opere non sono poche!) che parla di un artista poco conosciuto per i suoi straordinari disegni  e celebre per la luminosità dei suoi dipinti. Eppure i primi preparavano i secondi ( un po’ come nel menu della mia amica Raffaella ) : così simili eppure così diversi senza l’impronta del colore che in Segantini pare fatto di luce. Una scoperta che da sola vale un viaggio.

Catalogo Segantini
Catalogo Segantini

Invece per entrare lì  non ho fatto nemmeno un minuto di coda.

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