Un lusso necessario!

di Mara Pasetti

Agnolo Bronzino, Eleonora da Toledo De Medici col figlio, metà XVI sec.
Agnolo Bronzino, Eleonora da Toledo De Medici col figlio, metà XVI sec.

Alla domanda “A che serve un artista?” lo scultore César rispondeva “A niente, come i fiori”. Così è anche per il lusso. Superfluo ed essenziale!
Ora Palazzo della Ragione, da oggi al 26 aprile, gli apre le porte con la mostra Splendore ritrovato.La manifestazione, voluta da Riccardo Braglia, è sostenuta da Comune di Mantova, Corneliani, Invito a corte Italy e il curatore Fausto Fornasari racconta con entusiasmo di un progetto molto più ampio: questa è solo un’anteprima. Lo splendore di cui si parla è quello delle corti tra XV e XVII secolo, quando gli artisti ritraevano i principi con grande attenzione ai particolari del loro prezioso abbigliamento. E’ da qui che prende le mosse un rigoroso studio filologico: l’opera antica viene studiata fino a poter riprodurre il disegno del tessuto. Artisti come Pisanello, Bronzino, Tiziano hanno fornito la…materia

La mostra Splendore Ritrovato, particolari
La mostra Splendore Ritrovato, particolari

prima. Telai costruiti ad hoc hanno permesso la produzione di stoffe di cui si era perso il procedimento artigianale. Elaborati complessi, lunghi e dunque costosissimi resi possibili dal mecenatismo di aziende tessili di Milano e Como che hanno creduto in questo progetto. E che non si parli di costumi ché sarebbe improprio: frutto di molte competenze diverse il risultato da oggi è offerto ai nostri occhi in un’ambientazione sofisticata che restituisce l’impressione di trovarsi alla mensa del principe allestita con tovaglie sontuose intessute in filo grosso d’oro sullo sfondo di altrettanto splendide spalere.

Condividi: facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblrmailfacebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblrmail

Se nutrirsi vuol dire nutrire

Maryline Desbiolles

QUALCOSA CHE NON HO MAI CUCINATO PRIMA

Sellerio Editore Palermo, 2013

 

il libro
il libro

 

Ricordi e aspettative si alternano sulla scena di una pietanza  che prende lentamente forma. L’autrice svela, al lettore attento, se stessa mentre valuta gli ingredienti per un piatto che non ha mai cucinato prima: le seppie ripiene.142 pagine per descrivere la realizzazione di un piatto che deve stupire gli amici, un investimento di cura tutta femminile.

Maryline Desbiolles, nata in Savoia, classe 1959, parla col linguaggio dei sensi, mentre le sue mani, che non soffrono le bruciature poiché la sua pelle le ha conosciute, vinte e rimosse, sembrano creare con la farcia una partitura musicale.

Piero della Francesca, autoritratto ne La resurrezione
Piero della Francesca, autoritratto ne La resurrezione

Dei tre racconti, il mio preferito è Mangiare con Piero. Racconto sensuale di un amore vissuto intensamente anche a tavola. Teatro della scena la terra di Piero della Francesca dove si rappresentano in tre atti, La leggenda della vera croce, La Madonna del parto e la resurrezione . Solo chi ha visto queste opere, intendo con i propri occhi dal vero, può ritrovare nelle parole dell’autrice la forza espressiva, che un numero grande di persone ha riconosciuto come pietra miliare dell’arte. Eppure credo inedito questo associare il bisogno insaziabile di nutrirsi di Pietro con quello per il cibo e l’amore.

E’ un piccolo libro da sorseggiare senza fretta, dove ritrovare qualcosa di noi.

www.1stile.com

 

Condividi: facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblrmailfacebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblrmail

Cappotto d’autore

 

 

Invito mostra_Chilometri di cuciture_Pietro Saporito copia

 

Ho conosciuto un artista. Ho conosciuto un artista che é anche un filosofo. Ho conosciuto un artista che é anche un filosofo che al posto del pennello o della penna usa le forbici. La sua immaginazione crea disegni nella mente. Le sue mani carezzano stoffe preziose prima di sacrificarle. Solo le più belle, le più luminose, le più calde saranno selezionate per questo rito di passaggio. Già altro da sé nella fantasia del creatore, velluto, seta e cashmere abbandonano il loro superbo individualismo. Sarà la relazione a renderle feconde. Solo l’intreccio di orditi, consistenze, colori, pieghe, simboli diversi dà vita all’opera nuova.

Pietro infine é esausto. Posa ago e filo e a lungo osserva l’opera delle sue mani. Non sa se sia giorno o notte, non ricorda da quanto tempo non mangia o dorme. Ora il suo duende tace. Il nuovo cappotto é pronto ad accogliere il corpo per cui è stato creato.
L’uomo lo guarda e sa che non é più una cosa sua e che un sentimento geloso riaffiorerà prima o poi. Se quel corpo non ne sarà degno Pietro Saporito ne soffrirà. A volte se lo riprende quel cappotto. Che non subisce le mode, che non teme l’usura, ma che anzi pare arricchirsi delle esperienze di chi lo porta con sé.

Ho conosciuto un artista. che è anche un filosofo e non guarderò più un cappotto d’autore con gli stessi occhi.

 Mara Pasetti

All’interno della rassegna Rimini. Risvolti dell’Abito

 Presso FAR – Fabbrica Arte Rimini, 11 ottobre – 1 dicembre 2013

è visibile la mostra dedicata a Pietro Saporito dal titolo “ Chilometri di cuciture”

 

Condividi: facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblrmailfacebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblrmail