Cougar da marito, ovvero come ti stravolgo un significato

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Ilaria Perfetti a 1 Stile in un ritratto di Giovanni Fortunati

Cougar, parola già foneticamente aggressiva, nello slang anglosassone indica donne sulla quarantina a caccia di giovanotti con cui intrattenersi, non necessariamente a briscola.

La nostra protagonista invece, pur rispettando il target anagrafico, va a caccia di signori attempati e moooolto benestanti, anzi di uno solo della categoria, da sposare e con cui sistemarsi in vista della terza/quarta età..

L’ironia di Ilaria Perfetti è dunque già nel titolo e …tramortisce. Se avete voglia di aprirvi a un largo sorriso, se sentite il bisogno di una risata liberatoria, ecco, avete trovato il vostro libro. Meglio del Prozac, con una qualità rara: questa ironia è raffinatissima e il ritmo del racconto, lo slang – qui tutto virgiliano- non è solo piacevole, ma estremamente intelligente.

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La copertina del libro per le Edizioni IL RIO

La protagonista incontra subito il candidato perfetto, ma non lo riconosce fino all’ultimo capitolo quando…beh non esageriamo: un po’ di sorpresa ve la lascio!

Tra la visita a una sfilata, una camminata in montagna, una serie di nuotate alla Cano, l’autrice trova il modo di presentarci una carrellata di ritratti di personaggi sopra e sotto le righe. E lei? Eugenia è sincera e schietta, anche quando fa di tutto per travestirsi. Ché il libro sfoggia un’inesauribile serie di dress code giusti per ogni occasione, rivelandosi anche uno svelto manuale di trucco e parrucco.

Ilaria Perfetti in un ritratto di Andrea Dugaria

Ilaria Perfetti in un ritratto di Andrea Dugaria

Libro da leggere, magari all’ombra di un cappellone, comodamente seduti su una sdraio con un Negroni a portata di mano. Magari ad Acapulco. Perché se dovete aspettare la stagione giusta alla Cano, fa in tempo a scriverne un altro!

Ilaria Perfetti è giornalista de La Voce e stasera 29 ottobre alle ore 20 presenterà il libro al Tre60wood in via Grazioli 4, a Mantova.

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L’art pour l’art, ovvero come acquisire strumenti per interpretare la pittura moderna

FraccariL’ART POUR L’ART

Come interpretare la pittura moderna

25 Novembre | 2 – 7 – 14 dicembre;  ore 17 / 18:30

A cura del prof. Claudio Fraccari

Le avanguardie storiche

Il corso indaga le principali linee di sviluppo della pittura moderna, a partire dai precursori di fine Ottocento per inoltrarsi poi nel Novecento. L’obiettivo è fornire una metodologia di analisi del prodotto artistico al tempo delle avanguardie, ossia al di fuori delle consuetudini fruitive e critiche impiegate per interpretare l’arte precedente.

Le quattro lezioni prevedono una ricca documentazione di opere; in coda a ciascuna lezione verranno inoltre citati video inerenti all’argomento.

PRIMA LEZIONE

  1. Implosione ed esplosione dell’Impressionismo.
  2. La linea espressionista

– I precursori: Van Gogh, Toulouse-Lautrec, Ensor, Munch.

– I Fauves: Matisse, Derain, Vlaminck.

Die Brücke: Kirchner, Schmidt-Rottluff, Nolde.

– La Secessione viennese: Klimt, Schiele, Kokoschka.

– Modigliani e Picasso a Parigi.

SECONDA LEZIONE

  1. La linea razionalista

– Il postulato di Cézanne.

Pointillisme (Seurat, Signac) e divisionismo (Previati, Segantini).

– Il Cubismo analitico e sintetico: Braque e Picasso, Gris e Léger.

– Il Futurismo: Balla, Boccioni, Carrà.

De Stijl e Mondrian.

– Malevic e il Suprematismo.

TERZA LEZIONE

  1. La linea realista

– La lezione di Courbet, Daumier, Degas.

– Dal gruppo Novecento a Strapaese.

– Dal realismo socialista al muralismo messicano: Rivera e Siqueiros.

  1. La linea simbolista e surreale

– Gauguin come ispiratore di Pont Aven e Nabis.

– La Metafisica italiana: Carrà, De Chirico, Savinio, Morandi.

– Il Surrealismo iconico: Magritte e Dalì.

– Il caso di Chagall.

QUARTA LEZIONE

  1. La linea astrattista

– Monet e le Ninfee.

– Der Blaue Reiter: Kandinsky e Klee.

– Il Surrealismo aniconico: Ernst e Mirò.

  1. La linea dell’oggettualità

– Il non-finito di Cézanne.

– Il collage cubista.

– Il Dadaismo: Duchamp, Ray, Schwitters.

Da 8 a 15 persone 80 euro cad.

Iscrizioni entro 9 novembre – scrivendo a hg1stile@gmail.com, Tel. 339 5836540

Clicca per vedere lo slideshow.

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Conoscere la propria Città – Propedeutica a una città d’arte

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‘Signorina, lei è di Mantova? Gentilmente potrebbe indicarmi la chiesa di sant’Andrea?’

‘Guardi non so, provi a chiedere sotto i portici’.

Questo dialogo, cui ho assistito tempo fa, si svolgeva in piazza delle Erbe.

Un caso estremo? Forse, ma riporta d’attualità il tema dell’accoglienza del turista di cui ogni cittadino dovrebbe farsi carico.

Conoscere la propria città, la sua topografia, i principali edifici e  chiese di interesse storico-artistico, come e perché si è creato un tessuto urbanistico che influenza tuttora, con la sua bellezza, la percezione di chi vive e visita Mantova, costituisce un bagaglio culturale imprescindibile. Soprattutto per chi dell’accoglienza ha fatto la propria professione. Chi trasporta i turisti in auto, chi li accetta in una struttura alberghiera o li serve al ristorante, chi apre la porta di un negozio al cliente di passaggio, può trasmettere un messaggio di competenza riguardo alla propria città che non mancherà di essere elogiato altrove e nel tempo. È l’efficacia del passaparola!

Ci ho pensato e propongo di esplorare questo nostro antico territorio e patrimonio con un ‘agile’ corso composto di quattro incontri in cui non mancheranno aneddoti e curiosità che potrebbero rivelarsi una piacevole sorpresa anche per gli stessi mantovani!

Per info e prenotazioni: Cell 3395836540 oppure scrivere a hg1stile@gmail.com

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Mela

Mela, frutto proibito, pomo della discordia, premio per la più bella, simbolo di città e tecnologia…La mia metà della mela che vado cercando dai tempi di Platone…

A New York nel 2012 Alessia De Montis si interroga e, senza ancora saperlo, prepara la mostra ‘To be apple or not to be apple’. Sono video, installazioni, fotografie utili a fissare una riflessione.

To be apple or not to be apple, Alessia De Montis, installazione

                                      To be apple or not to be apple, Alessia De Montis, installazione

Da un video che coglie l’attimo in cui le mele sono tagliate una dopo l’altra con un colpo secco d’accetta e rotolano, divise, un pezzo da una parte e uno dall’altra, prende forma una grande installazione costituita da 61 fotografie di vario formato, anche molto piccole. Sono i ferma-immagine del video: asettiche, chirurgiche, come lo fu il fulmine di Zeus a dividere in due persone distinte gli ermafroditi di plutoniana memoria. Foto in bianco e nero, coerentemente.

copyrights Alessia De Montis

              copyrights Alessia De Montis

Ma il progetto va oltre per far entrare in scena la manipolazione della creta: come il vasaio biblico (Geremia 18) l’artista crea una nuova mezza mela che ricongiunge a quella tagliata. Ed ecco l’apparenza di un’unità ricreata, apparenza si badi poiché il finale smaschera l’impossibilità di un atto tanto perfetto. Un ultimo video mostra la cottura delle due mezze mele, di creta e di polpa, smascherando l’inganno e…la realtà della vita.

copyrights Alessia De Montis

           copyrights Alessia De Montis

Presso 1 Stile la mostra della brava artista toscana sarà ospitata fino al 20 giugno.

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Silvia Beccaria, ovvero “Dei bisogni e dei rimedi “.

di Mara Pasetti

Quando si guarda un tessuto non ci si sofferma mai a pensare che è composto da centinaia, migliaia di fili. Invece un tempo era normale accorgersi di quanto complessa fosse una trama, si era abituati a osservare il lavoro che le donne facevano sedute per ore al telaio. La nostra storia più antica è permeata della tessitura, al telaio generazioni intere hanno consumato occhi e braccia, ché questa è un’opera dove è richiesta attenzione, pazienza, ma anche forza

FUGA DI NOTTE, lino e gomma
FUGA DI NOTTE, lino e gomma

Un tempo anche si osservavano con meraviglia le raffigurazioni sugli arazzi parietali che assolvevano al compito di mantenere il calore negli ambienti e al contempo allietavano con la loro bellezza. Da un lato i cartoni forniti dagli artisti, dall’altro le manifatture che traducevano i disegni in opere tessili: tutti conoscevano il tempo e il valore racchiuso in un arazzo.

 

TUTANKHAMON, lino, cotone,seta e carta
TUTANKHAMON, lino, cotone,seta e carta

 

 

 

 

 

 

 

Nell’era dei caloriferi si parla di Fiber art per definire un tipo di artigianato artistico che cerca di riportare la nostra attenzione  sulle opere tessili di artisti contemporanei. La torinese Silvia Beccaria, educatasi alla scuola dell’olandese Martha Nieuwenhuijs, ha trasformato l’amore per i fili intrecciati tra loro in  materia espressiva, in strumento di relazione ed educazione. Accade così che, attraverso il farsi di una tela, riannodi i fili di un ragionamento smarrito, dia ordine a un caos interiore: con i disabili o tra le mura di un penitenziario.

La tessitura, per le sue caratteristiche immaginative e di  precisione  concilia la fantasia creativa con la concretezza del fare ripetitivo, l’estro con il gesto. E’ terapeutica per chi crea e per chi ne fruisce : non vi è nulla che riordini il caos interiore, che a volte ci può spaventare, come la quieta visione di una trama di centinaia di fili messi al loro posto.

ERBA LUNA credits foto Mariano Dallago
ERBA LUNA credits foto Mariano Dallago

Silvia Beccaria però non si accontenta, lei ci mette anche la ricerca nella sua passione. Il risultato è sotto i nostri occhi nella mostra “Libere trame”, interessante ossimoro perché quest’artista toglie certezza all’ordine, ridona nobiltà a materiali desueti e, in un percorso al contrario, non sgrezza la materia filata, ma anzi ne ricerca la forma originale. L’arazzo si anima e ci coinvolge con esiti tridimensionali; si illumina al buio continuando a farci compagnia; ci parla di tende nomadi, della natura e di  prodotti di laboratorio. Insomma per ognuno di noi Silvia ha capito un bisogno e immaginato una soluzione! Una genialità affinata dall’amore per le persone.

www.1stile.com

LIBERE TRAME
LIBERE TRAME
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Noi, le bloomers

Patrizia Varetto

50 SPECIAL

Manuale di resistenza per cinquantenni (e oltre)

Mondadori, 2014

 

immagine di copertina di Larissa Colombini
immagine di copertina di Larissa Colombini

 

Un manuale è qualcosa da tenere a portata di mano per consultare le istruzioni all’occorrenza.

Eppure, quando si legge il termine manuale nel titolo di un libro, spesso si è diffidenti. Così all’inizio della lettura non ho fatto eccezione. Col senno di poi invece ne sorrido, poiché comprendo che mi irritava, essendo a pieno titolo destinataria del libro, che si potesse riunire in un agile testo la summa dei consigli per farmi affrontare al meglio questa stagione della vita. Invece…

Invece man mano che la lettura procedeva apprezzavo il taglio, l’arguzia, la visione dell’autrice che infatti, si scopre alla fine, ha fondato un’associazione www.lebloomers.it  perché ha sinceramente a cuore le signore  un po’ âgées ( termine stupendamente modernizzato da Varetto in uno nuovo di zecca, bloomers ovvero coloro che rifioriscono)! 

I capitoli ricalcano la struttura del sito, spaziando dalla definizione di stile a consigli su guardaroba, coccole faidate, iniezioni di autostima, consigli pratici per reinventarsi e strategie intelligenti per vivere con eleganza il presente. E merita un plauso particolare la parte finale del libro riservata agli indirizzi utili per mettere in moto una sana curiosità e non avere più scuse per sdraiarsi!

Ma 50 SPECIAL è molto altro, è un inizio: signore passate parola!

 Mara Pasetti

 

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Nobiltà dell’abito, nobiltà dell’autrice

Principessa Bibesco

NOBILTA’ DELL’ABITO

Sellerio editore Palermo, 2005

 

copertina libro
copertina libro

Un vero gioiellino questo piccolo libro!

Ho scoperto casualmente questa autrice, Marthe Bibesco (1888-1973), principessa rumena trasferitasi a Parigi dove scrisse per Vogue nel 1927 i diciotto ritratti di persone che si muovevano, a vario titolo, nel mondo della moda d’allora.

Di lei, a ragione, Proust scrisse “Principessa siete una scrittrice perfetta, in voi convivono tanti artisti riuniti: uno scrittore, un profumiere,un decoratore, un musicista,uno scultore, un poeta”. Dalle pagine di questa raccolta di articoli escono personaggi più o meno famosi, ma tutti ugualmente tratteggiati con acutezza psicologica, ironia e perizia descrittiva: dalla modista alla grande stilista, dalla signora che sfoggia un gusto sicuro a quella che usa la moda per tenere legato a sé un marito annoiato. E sempre in una prosa elegante, ritratto di un’epoca che mi fa desiderare di leggere altri libri della sua vasta produzione, Il pappagallo verde, Gli otto paradisi, Al ballo con Marcel Proust…                   

 Mara Pasetti

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Cappotto d’autore

 

 

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Ho conosciuto un artista. Ho conosciuto un artista che é anche un filosofo. Ho conosciuto un artista che é anche un filosofo che al posto del pennello o della penna usa le forbici. La sua immaginazione crea disegni nella mente. Le sue mani carezzano stoffe preziose prima di sacrificarle. Solo le più belle, le più luminose, le più calde saranno selezionate per questo rito di passaggio. Già altro da sé nella fantasia del creatore, velluto, seta e cashmere abbandonano il loro superbo individualismo. Sarà la relazione a renderle feconde. Solo l’intreccio di orditi, consistenze, colori, pieghe, simboli diversi dà vita all’opera nuova.

Pietro infine é esausto. Posa ago e filo e a lungo osserva l’opera delle sue mani. Non sa se sia giorno o notte, non ricorda da quanto tempo non mangia o dorme. Ora il suo duende tace. Il nuovo cappotto é pronto ad accogliere il corpo per cui è stato creato.
L’uomo lo guarda e sa che non é più una cosa sua e che un sentimento geloso riaffiorerà prima o poi. Se quel corpo non ne sarà degno Pietro Saporito ne soffrirà. A volte se lo riprende quel cappotto. Che non subisce le mode, che non teme l’usura, ma che anzi pare arricchirsi delle esperienze di chi lo porta con sé.

Ho conosciuto un artista. che è anche un filosofo e non guarderò più un cappotto d’autore con gli stessi occhi.

 Mara Pasetti

All’interno della rassegna Rimini. Risvolti dell’Abito

 Presso FAR – Fabbrica Arte Rimini, 11 ottobre – 1 dicembre 2013

è visibile la mostra dedicata a Pietro Saporito dal titolo “ Chilometri di cuciture”

 

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Anima Zingara

  Anima zingara sottintende una natura curiosa e Beatrice Pastorio è certamente curiosa: di sperimentare nuovi effetti cromatici, nuovi supporti impalpabili e preziosi come sete bizantine o arazzi d’Oriente. In un significativo percorso simbolico a ritroso di genti un tempo nomadi e provenienti dall’ India. L’oro e l’argento stesi a velature leggere paiono attraversare le organze annullando l’idea di un rovescio che non si percepisce.

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Anima zingara è guardare attraverso per catalizzare la buona sorte e racchiuderla nella trama dell’ordito. Carte sottili e veli che idealmente danzano sostenuti da una libertà interiore che non ha bisogno di essere esibita perché l’Anima zingara, nella sua essenza più autentica, basta a se stessa, rifiuta gabbie e ricchezze. “ Bella signora ti regalo un sogno per un soldino”: queste parole antiche accompagnano un gesto di grande valore, troppo spesso scambiato dal pregiudizio solo per opportunismo, poiché il sogno ha un valore inestimabile.

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L’Anima zingara porta con sé un bagaglio leggero, non ne teme la perdita e Beatrice Pastorio sfida se stessa nel trasformare queste emozioni in arte, proponendo una mostra che parla soprattutto di donne, ma anche del lato femminile che si manifesta in ognuno di noi attraverso l’empatia, la sensibilità, l’accoglienza, la cura. In  Anima Zingara si esprime con la totale libertà nell’uso del colore, della linea, del gesto, del segno. Vermiglione, magenta, arancione, giallo e oro si tramutano sulla carta e sulla tela in energie positive. Miscugli di polveri, inchiostri e grafite, chiazze magiche di sfumature. Pura essenza di uno spirito libero.    

 Mara Pasetti

 

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L’esperienza del silenzio

 

arte e memoria

Per molto tempo le campane non hanno battuto le ore dopo il sisma del maggio 2012. Certo erano venuti giù tanti campanili, ma non solo per quello. E’ fatto di silenzio il tempo immediatamente successivo al boato della terra.

Le proposte di 1 Stile per ricordare quello che accadde un anno fa parlano per immagini.

Ed è il silenzio che pare pervadere i disegni a china ed acquarello di Guglielmo Calciolari. Sono vedute a volo d’uccello di luoghi d’arte ancora integri prima di subire l’insulto del terremoto: luoghi visitati e raccontati in punta di matita per ricordarli com’erano. C’è molta pace in queste immagini quasi rarefatte e ferme in un tempo ideale dove la terra non si rivolta contro l’uomo.

Al contrario le immagini di Tommaso Protti, reporter nei luoghi colpiti dalla tragedia, sono drammatiche: fotografano la distruzione e un dolore che sebbene muto, ci coinvolge come un grido. Sotto un cielo livido, ma anche con un cielo di smalto azzurro, l’obiettivo ha fissato la paura, lo smarrimento, la rovina delle cose amate. Non la solitudine però, perché, paradossalmente, c’è in queste foto molta vicinanza. Sentiamo la forza della solidarietà, il recupero di sentimenti umani forti, si abbattono le disuguaglianze e si trova una voglia di vita più forte di tutto.

 

FOTO Edgarda Ferri

 

Anche il racconto di Edgarda Ferri “La casa di Ada” , che la scrittrice leggerà sabato 25 maggio alle ore 17, parla del grande amore di una madre per un figlio e per la casa  da lui amata, divenuta ragione di vita. Uno spazio ferito, ma non percepito come tale: almeno finché potrà essere tenuto in ordine, custodito.

Ma il messaggio più potente viene dalle antiche cartoline in mostra. Raccontano un altro terremoto, quello del 1908 in Calabria e Sicilia. Da lì i meridionali sono ripartiti, hanno ricostruito e oggi via Marina a Reggio Calabria è ancora, come diceva il Vate: “ Il più bel chilometro d’Italia”.              

 Mara Pasetti

www.mantovacreativa.it

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